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"Gli juventini del sud sono disturbati": il confronto tra Paolo De Paola e Angelo Forgione su TMW Radio
05 dic 2022 11:26Calcio
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Durante l'appuntamento odierno con L'Editoriale Vincenzo Marangio ha mediato un dibattito tra Paolo De Paola ed Angelo Forgione. Il dibattito è ruotato intorno alla frase di Angelo Forgione di qualche giorno fa "gli juventini del sud sono dei disadattati". Questo il dibattito odierno andato in onda su TMW Radio: 

De Paola: “Non mi è piaciuta molto questa spiegazione data da Angelo sui vari disturbatori alla radio e alla televisione, in particolare se juventino. Non mi piace soprattutto il concetto di disturbo di identità di chi tifa Juventus al sud. L’individuo viene prima della comunità e se l’individuo ha una sua strada per il tifo non bisogna fare dei discorsi relativi alla comunità. Non sono obbligato ad identificarmi nella squadra della mia città. Al meridione c’è una spaccatura enorme nella tifoseria, non solo tifosi della Juventus ma anche di Milan, Inter e le altre squadre del sud. Identificarsi nel Napoli come squadra di riferimento del sud per combattere il nord che esclude il meridione non ci sta. Io se tifo Napoli, lo faccio per i suoi campioni. Non per riscatto sociale.”

 

Forgione: “Il momento discusso inizia con una telefonata di un tifoso juventino all’interno di un discorso di identità sportiva e comunitaria. Nel bel mezzo della trasmissione interviene un tifoso juventino che parla di pagare le tasse e sbeffeggiava me e il conduttore. La discussione cade così in un tema poco elegante e ho analizzato un tema molto caldo in quel di Napoli. Ci sono tanti tifosi juventini che vedono regolarmente trasmissioni sul Napoli, e per questo ribadisco che c’è un disturbo. Anche io guardo alcune trasmissioni di altre squadre, ma se tu guardi solo trasmissioni del Napoli e sei juventino allora hai un disturbo. Non vuole essere un insulto, però è un’analisi che faccio io di un fenomeno che per me non ha senso. Questo è un fenomeno becero e facevo un discorso territoriale perché era una trasmissione in cui si parlava dell’identità cittadina”

 

De Paola: “Così capisco molto di più la questione. Io però ho tanti amici napoletani tifosi della Juventus che guardando le trasmissioni locali non sanno cosa vedere. Si parla di Napoli, e questo è inevitabile, ma si parla soprattutto di quel nemico sportivo che è la Juventus. Non parliamo di odio, ma sicuramente c’è una forte polemica nei confronti della Juventus. Capisco perfettamente il massacrare chi chiama per disturbare le trasmissioni, ma se si generalizza allora quello diventa un insulto”

 

Forgione: “Io mi riferivo al fenomeno su cui stavo discutendo io, stavo cercando di fare cultura ma sono stato disturbato da un cretino che avrei dovuto chiamare così. Io invece ho parlato di disturbato, io preferisco certi vocaboli ad altri. Per me è meno grave disturbato rispetto al termine cretino. È chiaro che non mi riferisco a tutti i meridionali, ma per esempio c’è un tema anche relativo ai bacini d’utenza e ai diritti tv. Se il meridione continua ad essere appannaggio di Inter, Milan e Juve, il bacino d’utenza e i ricchi diritti tv andranno più al nord che al sud. Oltre a questo, il trasferimento di tanti tifosi dal sud per vedere le partite a Torino e Milano si muove anche l’economia verso il nord, con hotel e viaggi. Io sono un meridionalista e cerco di spiegare questi fenomeni alla gente. Non mi nascondo dietro un dito, provo a parlarne anche ai bambini.”

 

De Paola: “L’operazione di Angelo è molto più profonda. Quello che dico io però è che se fai una mappa adesso dell’Italia e com’è marchiata da un punto di vista di tifo, dalle Marche in giù escluse Lazio e Campania è tutta Juventus fino alla Sicilia. Anche il Piemonte è Juventus, questa è una situazione che ha una sua origine, non si può cambiare così di punto in bianco. Sono 8 milioni di tifosi e non si può cambiare”

 

Forgione: “Ma infatti perché parlo ai bambini? Lo faccio perché si può cambiare la scelta paternale, magari passando una scelta dal padre al figlio e invece si può fare qualcosa di diverso. In quel momento lì chiaramente i bambini vedono che la Juve è la più titolata d’Italia, il Milan e l’Inter che lottano per vincere magari i bambini scelgono di tifare loro. Io cerco di spiegare ai più giovani che non bisogna tifare le squadre solo perché vincono, la cultura della sconfitta è più importante della cultura della vittoria. Servono altri valori, come ad esempio l’identità territoriale.”